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Un
ricordo di Sergio Maltagliati.
"....Ho
preso il quinto Capriccio di Paganini, ho perforato
le schede e, fatto il pacco di schede, consegnate
al computer, il computer le suonava. Il computer
ha suonato subito alla perfezione il testo che
gli avevo dato, e immediatamente dopo, ho potuto
fare di quei suoni quello che volevo. Questo per
me era un salto incredibile. E' stata un'emozione
straordinaria....."
Così Pietro
Grossi raccontava il suo "colpo di fulmine" avuto
nel Settembre del '67 con il computer.
Lui,
che già nell'era "ante-bit" (come definiva il suo
lavoro prima del calcolatore), era stato "virtuoso" esponente.
A quell'epoca la musica elettroacustica utilizzava
suoni registrati dal microfono, suoni di varia natura,
anche rumori qualsiasi, suoni concreti. Da pioniere,
anche in questo campo, sperimentò le prime tecniche
di "taglia e cuci" con il nastro magnetico.
La
storia di Grossi era iniziata comunque nel 1936 quando,
appena diciannovenne vince il concorso come primo
violoncello nell'Orchestra del Teatro Comunale a
Firenze. Farà parte dell'Orchestra per trent'anni
fino al '66, formandosi una cultura musicale eccezionale,
suonando con i migliori direttori. Nel frattempo,
fonda nel 1963 lo "Studio di Fonologia Musicale di
Firenze" e crea dopo due anni, il primo corso italiano
di "musica elettronica" nel locale Conservatorio.
Di
questa fase, vanno ricordate composizioni straordinarie,
che hanno anticipato quello che poi sarebbe accaduto,
nella pratica dell'attività musicale odierna. Nei
suoi "Sketch" per esempio, lavora su frammenti tratti
dalla pubblicità di speaker radiofonici, in un surreale "blob-music" anticipando
il "campionamento", mescolando i suoni come un dj.
Dal 1967 il computer lo proietta però, come in un
nuovo mondo, con il conseguente allontanamento dal
violoncello.
All'inizio
degli anni '80 realizza un gran numero di personalissime
e gioiose trascrizioni, di autori classici di musica
colta e jazz, (a Pisa presso il CNUCE), fra i quali
Stravinskij, Satie, Strauss, Joplin.
Ma è sicuramente
entrato nella storia per la prima esperienza (a livello
mondiale) di telematica musicale, da lui condotta
nel 1970 fra la Fondazione Manzù di Rimini e il CNUCE
di Pisa, forse il primo "audio streaming", che deve
a lui l'aver anticipato decenni prima, la realtà musicale
di Internet.
Riteneva
che la musica non fosse ne dovesse essere collegata
ad un concetto di "propietà", come nel suo "Collage" che
dichiarava apertamente essere un assemblaggio, unendo,
sovrapponendo e alla fine alterando, lavori di altri
compositori elettronici.
Poi
Internet. Che per lui era la definitiva occasione
di imprimere un colpo mortale, all'idea di un personale
e unico possesso della creatività. Dal 1995 infatti
i suoi programmi erano disponibili per un libero
download dal suo sito. Ognuno poteva crearsi così,
la propria "arte domestica" HomeArt come la definì,
un'arte che come diceva "....grazie al computer
ci libera dal genio altrui e accresce il nostro".
In
quest'ultimo periodo è nata la mia collaborazione
con Grossi. Infatti molti lavori nascono grazie al
suo aiuto, a volte solo attraverso un suo "input".
Come "netOper@" prima opera italiana collaborativa
attraverso la Rete (con contributi audio e visuali,
anche dello stesso Grossi e di sua moglie Marcella
Chelotti) che proprio nel 1997 ebbe a Firenze, nella
casa studio di Grossi, la prima performance on line
(lo stesso luogo dove nel 1963 aveva realizzato,
con mezzi propri, lo Studio di Fonologia, uno dei
primi al mondo).
L'avevo
incontrato pochi giorni prima della sua scomparsa,
gli avevo parlato del progetto "neXtOper@1.01" ,
lavoro che oltre ad Internet utilizza anche la rete
GSM dei telefoni cellulari. Mi aveva assicurato la
sua collaborazione, mostrando la caratteristica e
indomabile curiosità, nei confronti delle possibilità aperte
dalle tecnologie, che da sempre lo distingueva.
(nella
foto Pietro Grossi con Sergio Maltagliati - Galleria "Il
Gabbiano" La Spezia)
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