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Un ricordo di Pietro Grossi a cinque anni dalla scomparsa, di Albert Mayr

È DURA L'ARTE; MA QUANTO DURA?

Jan Šwidzinski, in Art as Contextual Art, asserisce che una determinata opera è arte soltanto in un determinato periodo storico, in un determinato luogo, in un determinato contesto sociale.

Sixto Castro, in "Art, Eternity, Aevum, Time" distingue tra un'arte classica, pensata per mantenere la sua validità senza limiti di tempo e per sottrarci al tempo quotidiano, dunque un 'ars aevi', e le forme contemporanee che si calano nel flusso del tempo e si confrontano con esso, dunque un 'ars temporis'.

C'è la versione per organo di ASLSP (AS SLOW AS POSSIBLE) di John Cage, che dal 5 luglio 2001 risuona nella cattedrale di Halberstadt ed è destinata a durare 639 anni. Nessun terrestre vivo al momento dell'inizio dunque ne sentirà la fine.

Il Duration Piece 13 di Douglas Huebler (che prevedeva la messa in circolazione di cento banconote da $1 contrassegnate e il loro - eventuale - ritorno, dietro ricompensa, all'artista) è iniziato il 1 luglio 1969 ed è terminato il 1 gennaio 1995. Non solo l'artista poteva morire durante tutti quegli anni, ma poteva anche verificarsi - se seguiamo Šwidzinski - che nel nuovo contesto storico-sociale il suo lavoro perdesse la qualifica di opera d'arte.

Questi brevi flashes ci portano ad un quesito problematico, ma anche affascinante, in una parte del lavoro di Grossi. Nelle brevi frasi programmatiche della "Home Art" Grossi postula un' 'arte effimera'. Nello specifico di elaborazioni automatiche da parte del computer di repertori dati, basate su procedure pseudo-casuali, la probabilità che tali elaborazioni risultino in un qualcosa di 'artistico' (secondo criteri che qui non vengono discussi) può variare da 0 a 1. In altre parole, supponendo che una certa elaborazione vada avanti per alcuni anni, potrebbe accadere che per decine e decine di settimane i risultati siano banali e noiosi, mentre per alcuni secondi (o frazioni di secondi) appaiano dei risultati interessanti, belli, ....C'è poi l'incognita della probabilità che questi brevissimi risultati vengano osservati/ascoltati da qualcuno.

Si prospetterebbe dunque la necessità di sviluppare delle strategie di fruizioni finora non (o p0chissimo) immaginate e di introdurre la categoria di un'arte probabile che scaturirebbe, forse, in un momento o l'altro durante un processo di lunga durata.

Albert Mayr, Firenze Febbraio 2007